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STUDIO PSICOPEDAGOGICO PEDAGOGIA DELL'ANIMA
 
LO SPORCO LAVORO DI AVERE UN'ANIMA
Anima...anima come, anima quale, anima quando?
 
Tutte riflessioni aperte. La scelta del nostro nome Pedagogia dell'Anima nasce dall'esperienza quotidiana e faticosa dell'operare con l'altro, gli altri.
Che essi siano bambini, adolescenti o adulti, la fatica che puntualmente riscontriamo è quel filo sottile che separa l'essere dal dover essere, ed ancora dal voler essere.
I parametri sono cambiati. Ormai è noto che siamo all'interno di una svolta, di un salto epocale di non poco conto.
 
“PERSI” è il termine più comune
 
Ci "perdiamo" una generazione se non facciamo qualcosa. Quel qualcosa è la riappropriazione della nostra Anima, dei valori che ci fanno sentire persone “per bene”.
Chi è felice è capace di creare, chi non può creare distrugge. (citazione)
Oggi la carica distruttiva è forte, l'anima insita nell'uomo è di tipo depressivo, il bullismo tipico dell'adolescente anni 80, oggi lascia traccia nella scuola materna...
 
Parlare non basta!!!
 
È necessario ed urgente capire che nessuno da solo è in grado di fare nulla, Istituzioni pubbliche e private hanno la responsabilità del futuro, della costruzione dell'anima del futuro.
I ragazzi agiscono esperienze forti, fatti a volte che vanno contro natura, al punto di vivere appannati nella nebbia della confusione, pur di esistere.
Rivendicano dal diritto all'assenza del senso di colpa..., al diritto di crescere senza regole, perchè l'adulto in realtà è incapace di dare regole minime, troppo occupato a sua volta a “recuperare” spazi di trasgressione anticamente non vissuta.
 
Il “re è solo, la regina anche” tutti ormai orfani di padre e madri
 
Jung parlava di archetipi di riferimento, di luce ed ombra presenti in ogni essere umano, di inconscio collettivo. Dove sono finiti oggi?
Dobbiamo tornare capaci di accudire noi stessi, padri, madri e figli di noi medesimi, guarire dall'apatia, scrollarci di dosso il negativismo assurdo di un'epoca che nasce già brutta e ciò non è possibile.
 
La solitudine schiaccia, devasta ed attanaglia, l'assenza di curiosità, di solidarietà, divengono fastidiosi luoghi comuni... e ci si avvita su di sé nella lamentela, nel disprezzo.
L'adulto faccia l'adulto, si riappropri del ruolo, i bambini facciano i bambini e i ragazzi i ragazzi. Se gli adulti di oggi vogliono fare gli adolescenti, cosa resta agli adolescenti se non alzare la posta e finire nei guai o divenire genitori dei propri genitori?
Se educare è tirare fuori, allora riappropriamoci della capacità di tirar fuori la luce dell'altro, in primis la nostra.
È ora di far parlare la nostra parte ombra
con quella positiva e luminosa senza la quale più nulla sarebbe VITA.
 
Dobbiamo essere portatori di bellezza
anche se questo è doloroso, faticoso, se ci sembra un compito duro, a volte inutile...
senza presunzione, il nostro ruolo di educatori
resta quello di favorire la conoscenza della parte anima di ognuno.
 

La Grande RIsorsa

La "CRISI" dov'è?